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Il presidente ed i membri del direttivo CITeS

augurano a tutti i soci buone feste ed un 2010 pieno di gioia

 

IL CITeS
1997-2009: 12 ANNI DI STORIA PER GETTARE UN PONTE TRA PASSATO E FUTURO

Il Collegio Italiano Shiatsu (CITeS), si identifica come realtà presente e attiva nel
panorama dello shiatsu, fondendo tradizione e innovazione, a tutela di una professione
rispettandone la natura e adattandola alle odierne esigenze sociali e istituzionali
Qualche mese fa ho assistito, nel corso dell’ultima assemblea dei soci CITeS, al passaggio di
consegne tra la Presidente uscente Mariangela Pettinari e il neoeletto Presidente Alessandro
Coppini e, come ogni fine che sempre prelude un inizio, in quel passaggio si poteva cogliere
l’eredità di un passato denso di esperienze e l’entusiasmo di proiettarsi verso un futuro ricco di
potenzialità.
Lo scorso 30 Giugno, abbiamo avuto il piacere di ricevere la visita, a Palermo, del nostro
Presidente e, in quell’occasione, insieme a Vito Marino e Fabio Cacioli, tra i soci fondatori del CITeS
e perciò depositari della memoria storica, rivivere le vicende passate e ipotizzare l’orientamento
futuro e l’identità che l’odierno CITeS vuole delineare, imponendosi come realtà associativa
nell’ambito dello shiatsu, in grado di riunire e formare operatori qualificati secondo standard
professionali sempre più elevati.
La storia del CITeS, secondo il racconto di Vito, inizia ufficialmente 12 anni fa ma in realtà, inizia
quando Umberto Mosca, che ne è stato il vero promotore e fondatore, nell’ 86 decide di avviare
un corso di shiatsu a Palermo della durata di un anno, portando con sè i suoi allievi Tomai
Karagiota, Guglielmo Grillone e Gabriella Paoli. A quell’epoca non esisteva ancora alcuna
associazione di operatori. L’unica realtà esistente era il CMT di Milano, diretto da Umberto, che
operava come centro medico e nella formazione shiatsu. Il target operativo del CMT aveva una
netta connotazione a sfondo sociale, operando nella prevenzione e cura di patologie a larga
diffusione quale, ad esempio, la scoliosi. Il corso di formazione shiatsu allora a Milano, durava 4
anni, ed era così articolato: il primo anno, definito amatoriale, e un triennio professionale. Il
modello teorico prevalente era quello biomedico, associato ad una essenziale conoscenza della
Medicina Tradizionale Cinese relativa al percorso dei meridiani energetici e alla teoria dei 5
Movimenti. Quando Umberto venne a Palermo intuì che ci poteva essere un modo diverso di fare
shiatsu ma soprattutto di insegnarlo. L’incontro con Vito, che già praticava la medicina cinese
come agopuntore, fece si che si incrementasse l’aspetto energetico della MTC applicata allo
shiatsu. Questo è il substrato da cui, alcuni anni dopo, scaturì il CITeS che nasce, quindi, da due
tronconi: Palermo e Milano da cui, subito dopo, si sono dipartiti altri rami dando vita a nuove
realtà con Pino Turi, Miriam Durand e, successivamente, altri rami ancora con Mariangela
Pettinari, Emilio Tirelli, Luigi Barreca.
L’ambizione del CITeS, essendo lo shiatsu nato in Giappone come metodo per curare le persone,
era che anche in Italia venisse riconosciuto dalle istituzioni e inserito presso le strutture sanitarie,
come terapia. A tale scopo intendeva incrementare i rapporti con la madre patria di questa
disciplina e con le istituzioni giapponesi, per poterne conservare e rappresentare la natura
originaria. Decise quindi, di tarare un protocollo formativo basato, per quanto riguarda il modello
teorico, sullo studio della MTC insieme a nozioni di medicina occidentale tali da permettere agli
operatori di interfacciarsi con le figure sanitarie.
In effetti in Italia lo shiatsu viene introdotto, negli anni ’70, da Yuji Yahiro uno degli allievi di
Masunaga, che era stato il creatore dello stile Iokai, ma nel corso degli anni, subendo varie
commistioni e influenze, ha perso per una vasta fetta di operatori, il senso di una lunga e
consolidata tradizione curativa e di ricerca interiore.
Con Fabio abbiamo ripercorso l’impegno del CITeS nel difendere le qualità terapeutiche dello
shiatsu, cercando di sensibilizzare le istituzioni al fine di regolamentare questa disciplina.
Ciononostante questo impegno non ha prodotto i risultati sperati, creando invece una ulteriore
frammentazione, già insita nello shiatsu a causa dell’esistenza di più stili, alla quale si è aggiunta
quella determinata da un filone di pensiero che considera lo shiatsu uno strumento
esclusivamente finalizzato al mantenimento del benessere.
Oggi l’obbiettivo del CITeS è quello di definire un modello chiaro insieme a una serie di parametri
di qualità e competenza il cui nodo dialettico non sia la decisione tra il considerare lo shiatsu una
terapia secondo i criteri della medicina occidentale o no. Lo shiatsu infatti, affondando le sue radici
nella cultura estremo-orientale, ha ricevuto in Giappone i principi operativi su cui si basa e le
tecniche con cui viene applicato. Ma già dal 7° secolo in Giappone arrivarono i testi classici della
medicina cinese come il Neijng Suwen e il Lingshu e dalla conoscenza di questi scaturì
l’elaborazione del primo testo classico sulla applicazione teorica e pratica della medicina cinese in
Giappone, l’Ishimpo. Da ciò si comprende quanto l’applicazione dello shiatsu secondo il modello
teorico della medicina cinese rispetta la sua natura per quanto riguarda la caratteristica di
strumento di “cura” intesa secondo un modello culturale olistico. Ma allo stesso tempo risulta
evidente che non possa e non debba essere classificato e riconosciuto secondo un modello, quello
biomedico, che non gli appartiene.
Le strade possibili per il raggiungimento di questo obbiettivo sono molteplici, ma quella che
sembra più percorribile per recuperare il potenziale terapeutico dello shiatsu è di reinventare la
terminologia sostituendo tutto ciò che nel nostro passato veniva definito sotto la nomenclatura di
“ terapia” con termini mutuati al modello medico e culturale a cui ci appoggiamo, la MTC. Non
come soluzione formale, in quanto la rivoluzione linguistica produce un rimodellamento dei
pensieri che sottendono a quelle parole, diventando, così, sostanziale, ma come precisa
definizione di una identità che, pur contenendo in sé la sostanza della “cura”, non si sovrappone al
concetto che di questa viene espresso nella medicina occidentale. Ne se ne differenzia, poiché si
tratta di cose diverse e in quanto tali per essere definite c’è bisogno di parametri diversi, perciò è
impossibile usare lo stesso paradigma per la definizione e la comprensione. Operare quindi
facendo dello shiatsu una cosa che ha un suo modello epistemologico, operativo e didattico
preciso e codificato da millenni di tradizione, che può esistere parallelamente, senza interferire
con quello occidentale.
L’importanza di esprimersi in un certo modo deriva dal fatto che ciò definisce e sostanzia un certo
tipo di intervento, quindi sostituire al termine “diagnosi “ energetica “valutazione “ energetica,
oppure a miglioramento dei sintomi modificazione del quadro sindromico, significa recuperare le
fasi di un processo estraendone un metodo, riproducibile e codificabile, diverso da quello
biomedico ma altrettanto valido, che è quello della medicina cinese.
E’ inoltre forte l’indicazione del nostro presidente a camminare verso un futuro dove si debbano
ricercare i punti di incontro tra tutte le realtà tra loro affini per favorirne l’aggregazione, e dove le
diversità possano diventare non una distanza ma un momento di confronto, di crescita, nell’ottica
della condivisione e dell’arricchimento reciproco, nello spirito principe che deve
contraddistinguere la nostra realtà associativa, lanciando un ponte tra passato e futuro dal quale
possano diramarsi sempre più strade confluenti.
Buon lavoro a tutti noi.
Francesca Pasta
socia CITeS

        

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LE SCUOLE UIS-CITES:

Aiki Shiatsu

(Milano)

Tiandi Shiatsu

(Pistoia)

Shen

(Pomezia - RM)

 

Nasamecu shiatsu school

(Campoverde - LT)

 

La Mandragora

(Palermo)

 

Ecolife

(Milano)