Competenze professionali
Il Collegio Italiano Shiatsu sin dal 1997, opera con serietà e impegno nella formazione e tutela di Operatori Shiatsu professionisti, a garanzia del mantenimento di elevati standard professionali dei soci stessi e nel rispetto della natura originaria di questa disciplina. Propone questo spazio come luogo di conoscenza e condivisione, attraverso il quale diffondere un modo di “fare” ed “essere” shiatsu, orientato alla costante evoluzione personale e professionale dell’individuo.
Il CITeS, con i suoi tredici anni di storia, si identifica perciò come realtà presente e attiva nel panorama dello shiatsu, fondendo tradizione e innovazione, a tutela di una professione, rispettandone la natura e adattandola alle odierne esigenze sociali e istituzionali.L’ambizione del CITeS, essendo lo shiatsu nato in Giappone come metodo per curare le persone, era che anche in Italia venisse riconosciuto dalle istituzioni e inserito presso le strutture sanitarie, come terapia. A tale scopo intendeva incrementare i rapporti con la madre patria di questa disciplina e con le istituzioni giapponesi, per poterne conservare e rappresentare la natura originaria.
Decise quindi, di tarare un protocollo formativo basato, per quanto riguarda il modello teorico, sullo studio della MTC insieme a nozioni di medicina occidentale tali da permettere agli operatori di interfacciarsi con le figure sanitarie. In effetti in Italia lo shiatsu viene introdotto, negli anni ’70, da Yuji Yahiro uno degli allievi di Masunaga, che era stato il creatore dello stile Iokai, ma nel corso degli anni, subendo varie commistioni e influenze, ha perso per una vasta fetta di operatori, il senso di una lunga e consolidata tradizione curativa e di ricerca interiore. Oggi l’obbiettivo del CITeS è quello di definire un modello chiaro insieme a una serie di parametri di qualità e competenza il cui nodo dialettico non sia la decisione tra il considerare lo shiatsu una terapia secondo i criteri della medicina occidentale o no.
Lo shiatsu infatti, affondando le sue radici nella cultura estremo-orientale, ha ricevuto in Giappone i principi operativi su cui si basa e le tecniche con cui viene applicato. Ma già dal 7° secolo in Giappone arrivarono i testi classici della medicina cinese come il Neijng Suwen e il Lingshu e dalla conoscenza di questi scaturì l’elaborazione del primo testo classico sulla applicazione teorica e pratica della medicina cinese in Giappone, l’Ishimpo. Da ciò si comprende quanto l’applicazione dello shiatsu secondo il modello teorico della medicina cinese rispetta la sua natura per quanto riguarda la caratteristica di strumento di “cura” intesa secondo un modello culturale olistico. Ma allo stesso tempo risulta evidente che non possa e non debba essere classificato e riconosciuto secondo un modello, quello biomedico, che non gli appartiene.
Le strade possibili per il raggiungimento di questo obbiettivo sono molteplici, ma quella che sembra più percorribile per recuperare il potenziale terapeutico dello shiatsu è di reinventare la terminologia sostituendo tutto ciò che nel nostro passato veniva definito sotto la nomenclatura di “ terapia” con termini mutuati al modello medico e culturale a cui ci appoggiamo, la MTC. Non come soluzione formale, in quanto la rivoluzione linguistica produce un rimodellamento dei pensieri che sottendono a quelle parole, diventando, così, sostanziale, ma come precisa definizione di una identità che, pur contenendo in sé la sostanza della “cura”, non si sovrappone al concetto che di questa viene espresso nella medicina occidentale. Ne se ne differenzia, poiché si tratta di cose diverse e in quanto tali per essere definite c’è bisogno di parametri diversi, perciò è impossibile usare lo stesso paradigma per la definizione e la comprensione. Operare quindi facendo dello shiatsu una pratica che ha un suo modello epistemologico, operativo e didattico preciso e codificato da millenni di tradizione, che può esistere parallelamente, senza interferire con quello occidentale. L’importanza di esprimersi in un certo modo deriva dal fatto che ciò definisce e sostanzia un certo tipo di intervento, quindi sostituire al termine “diagnosi “ energetica “valutazione “ energetica, oppure a miglioramento dei sintomi modificazione del quadro sindromico, significa recuperare le fasi di un processo estraendone un metodo, riproducibile e codificabile, diverso da quello biomedico ma altrettanto valido, che è quello della medicina cinese.
Perciò il CITeS è orientato a camminare verso un futuro dove si debbano ricercare i punti di incontro tra tutte le realtà tra loro affini per favorirne l’aggregazione, e dove le diversità possano diventare non una distanza ma un momento di confronto, di crescita, nell’ottica della condivisione e dell’arricchimento reciproco, nello spirito principe che deve contraddistinguere la nostra realtà associativa, lanciando un ponte tra passato e futuro dal quale possano diramarsi sempre più strade confluenti.
“L’albero più grande nasce da un piccolo germoglio. La torre più alta nasce da un mucchietto di terra. Un viaggio di mille miglia comincia con un passo”.
Lao Tze (Tao Te Ching)






