Riflessioni sul 1° convegno unitario shiatsu
Dal 1° al 3 aprile 2011, nella cornice marina di Rimini e nell’esplosione di una primavera dove ogni giorno c’erano più foglie sugli alberi, si è svolto il 1° Convegno Unitario dello Shiatsu.
Vi hanno partecipato numerose assoc
iazioni di professionisti e di federazioni di scuole (FIS, FNSS, ASSI, COS, CITES, APIS, APOS) col fine di trovare una modalità approvata da tutti per sensibilizzare le istituzioni pubbliche e politiche ad un riconoscimento dell’operatore shiatsu, delle scuole e degli insegnanti.
Ho notato subito una grande partecipazione, abituata com’ero ai numeri dei congressi Cites.
Il tema principale dei Workshops era lo stress psico-fisico.
Durante le sessioni ho lavorato con persone diverse alcune delle quali avevano una tecnica ed un approccio simile al mio, altre un po’ meno. Tuttavia, proprio quest’ultime mi hanno fatto riflettere su altre modalità di portare la tecnica. Sento di essermi arricchita.
Durante le riunioni e l’assemblea unitaria ho avvertito una grande voglia di confrontarsi, di condividere e di accogliere quelle differenze che negli anni passati hanno invece diviso il mondo dello shiatsu.
Ho ascoltato voci che chiedevano di collaborare tutti a trovare un forte linguaggio comune per presentare lo shiatsu all’utenza, alle istituzioni pubbliche, politiche e sanitarie.
Approvo la condotta e sono disponibile a portare il mio contributo. Nella Fis mi sono inserita nella commissione esaminatrice.
Nella ultima giornata c’era la sessione intitolata “lo spirito dello shiatsu: l’animazione dei Soffi e gli Archetipi evocati”. Si trattava di una meditazione dinamica al ritmo del battito cardiaco di un embrione di 8 settimane. Tutti i partecipanti avevano legato un filo di lana rosso alla vita le cui due estremità erano legate alle due persone laterali. Recitando un mantra, disposti in una spirale, andavamo avanti di tre passi e con lo stesso numero di passi tornavamo indietro.
Molti si sono soffermati sul ritmo ed il movimento come se fossimo stati cellule di un cuore che lavoravano tutte insieme.
Io invece, ho portato l’attenzione sul filo che ci legava perché mi sembrava che attraverso questa metafora si stesse esprimendo la vita quotidiana.
La lunghezza del filo delle estremità indica l’individualità di ognuno. Ma essendo legate queste estremità a quelle di altre persone, se coloro che ci stanno vicino vanno ad un ritmo e velocità che si discostano troppo dal nostro, il filo si tende a volte inducendoci ad un rapido cambiamento del nostro ritmo e della nostra velocità.
Più volte mi sono scontrata con l’omone alla mia destra o alla signora minuta alla mia sinistra a volte pestandoci i piedi.
Tuttavia ognuno di noi adattava la sua andatura a quella del vicino, a volte riuscendo splendidamente a trovare un ritmo comune, a volte con qualche difficoltà perché il vicino successivo aveva un altro ritmo.
Questo vuol dire che il nostro pensiero, il nostro operato (il nostro fare e non fare) influenzano inevitabilmente (tanto o poco) le persone che ci circondano e noi veniamo influenzati dal pensiero e dall’operato altrui. E questo succede a volte anche a livello planetario.
Sri Sri Ravi Shankar, fondatore di Art of Living associazione no profit per la divulgazione dei valori umani, sostiene che per evolversi l’uomo deve passare dall’ “essere qualcuno ad essere nessuno e dall’essere nessuno a essere tutti”.
Un caloroso saluto
Molly Rossin
Presidente Associazione Culturale CITeS







adriana, alle 21:15 del 12 aprile 2011
Grazie Molly!!! Non potevi esprime meglio il valore di questi tre giorni!